Le principali modalità di finanziamento delle startup

NFTS make buy sell

Al giorno d’oggi le possibili fonti di finanziamento per una startup si sono ampliate e diversificate: sono sorte nuove possibilità in gran parte rese possibili da internet e dal fatto che si opera in un mondo globalizzato.
Nel processo di crescita delle startup di solito attualmente si tende ad utilizzare un approccio a fasi in cui si cercano progressivamente nuovi finanziamenti. Nel periodo iniziale (seed) si attinge principalmente al proprio entourage, si chiedono grant e si cerca di entrare in incubatori ed acceleratori.
A questo proposito, utile risulta la consultazione del sito Crunchbase che elenca i 100 migliori acceleratori al mondo. Ma per le fasi successive, quali sono le possibili fonti di finanziamento per una startup? Per quanto riguarda la ricerca di capitali, i venture capitalist sono senza dubbio una fonte ancora importante, ma risultano rilevanti anche i corporate venture capitalist e il crowdfunding, un’altra efficace opzione da tenere in considerazione, così come il royalty-based financing e le nuove modalità di finanziamento basate su blockchain e cryptovalute.
In ogni caso, qualunque via si decida di seguire, va considerato che a finanziamento avvenuto si è ceduta di fatto una parte dell’azienda e/o dei suoi futuri utili oppure dei suoi prodotti o servizi futuri.

Finanziamenti da Venture Capital

I venture capitalist (VC) finanziano aziende che mostrano un elevato potenziale di crescita e i settori principali in cui investono sono biotech, semiconduttori e in generale tutto ciò che è «tech» e «digital media». I VC chiedono innanzitutto equity e posti nel CDA alle aziende che hanno selezionato e finanziato e, una volta concesso il capitale, si aspettano che la startup riesca a utilizzarlo in modo efficiente.
Va inoltre tenuto ben presente che ricevere un finanziamento da un VC comporta lo stabilirsi di un legame molto stretto il cui termine e le cui condizioni saranno decise dal VC, inoltre, la liquidazione del suo investimento avverrà solo nel momento della vendita dell’azienda o del suo IPO, quindi, questo genere di investimenti dura di solito tra i 5 e i 10 anni.

Nel corso degli anni anche aziende non finanziarie hanno cominciato ad investire (Corporate Venture Capital) direttamente in startup, finanziando aziende del proprio settore utilizzate per sperimentare tecnologie e business model da eventualmente comprare in seguito integrandole nella propria azienda. Per l’azienda finanziatrice questo è un ulteriore modo di fare ricerca e sviluppo, e serve anche per avere il controllo di tecnologie evitando che finiscano nelle mani della concorrenza. Esempi di alcune grandi aziende che praticano il corporate venture capital ed hanno unità interne dedicate a questa funzione sono Google, Intel, Salesforce, ecc.

Senza dubbio da visitare il sito Foundersuite, che ha un database di oltre 120’000 investitori e mette a disposizione una serie di strumenti per entrare in contatto con quelli che interessano e per gestire la relazione.

Venture financing via royalties

Il Royalty-Based Financing (RFB) consiste invece nell’acquisire finanziamenti in cambio della condivisione del fatturato con il finanziatore. I costi del finanziamento sono più bassi di quelli di un finanziamento equity, ma più alti rispetto a quelli di un prestito bancario. Questa modalità è stata molto utilizzata nell’ambito delle aziende del settore life science e dell’energia. Innanzitutto, si concorda con il finanziatore la percentuale del fatturato mensile da ritornargli, per quanto tempo e in che range sarà la cifra totale che sarà restituita. Cifre tipiche sono il 2-20 % del fatturato per 3-5 anni, con una cifra totale nel range tra 1.5 e 2 volte il capitale concesso.

Crowdfunding

Da alcuni anni il crowdfunding è diventato un ulteriore strumento importante per finanziare startup e progetti. In sintesi, si tratta di un metodo per raccogliere piccole somme da un ampio numero di persone utilizzando una delle centinaia di piattaforme internet apposite che fungono di fatto da intermediarie e trattengono una percentuale del finanziamento. In una campagna di crowdfunding si deve innanzitutto definire una deadline e la cifra che si intende raggiungere entro una determinata data. Per quanto riguarda i finanziatori, essi contribuiscono con piccole cifre e ottengono in cambio degli incentivi: sconti, disponibilità anticipata dei prodotti e equity.

Un effetto ulteriore di una campagna di crowdfunding è però che si ottiene anche il feedback degli utenti e notevole visibilità, questo strumento infatti può essere considerato anche uno strumento di marketing in quanto tende a trasformare i finanziatori in clienti e il finanziamento diventa in sostanza una sorta di pre-ordine per il prodotto che si realizzerà. Prima di considerare il crowdfunding come fonte di finanziamento quindi è importante essere ben consapevoli del fatto che se non si ha già un seguito significativo su internet e almeno un prototipo del prodotto, difficilmente si riuscirà ad essere accettati da una piattaforma.

Ci sono 5 modelli di fund-raising: a donazione, a ricompensa, a debito, a royalty, a equity.

Il modello a ricompensa prevede che il finanziatore riceva una ricompensa non finanziaria (accesso anticipato al prodotto, sconto, merchandise, ecc.).
Le piattaforme principali su cui si basa questo modello sono Kickstarter e Indiegogo: la prima richiede di avere un prototipo funzionante e se la campagna non raggiunge gli obiettivi viene annullata e i soldi restituiti. Il contributo medio di un finanziatore è di 70 dollari.
Nel crowdfunding a debito si riceve sostanzialmente un prestito che andrà restituito con degli interessi, tra il 3 e l’8%.
Nel crowdfunding a royalty si daranno ai finanziatori delle ricompense basate sul fatturato non appena si comincia a vendere.
In caso di crowdfunding a equity, invece, si cedono equity ai finanziatori. Questo modello è particolarmente indicato per le startup in fase avanzata e per questo genere di finanziamenti alcune piattaforme danno accesso solo a investitori accreditati. Di fatto, gli investitori accreditati sono venture capitalist che usano le piattaforme e sono anche quelli che hanno solitamente accesso alle opportunità migliori.

Crowdfunding basato su blockchain

Il crowdfunding basato su blockchain è un sistema di crowdfunding decentralizzato e internazionale e che, se ha successo, può procurare ingenti somme in tempi molto brevi. Il meccanismo utilizzato da questo sistema è quello delle Token Sale. Una Token Sale può essere proposta solo da startup che abbiano le loro radici nella tecnologia blockchain e attraverso essa le startup possono vendere al pubblico i loro token che non costituiscono una valuta intesa come mezzo di pagamento, ma una sorta di coupon che può essere convertito in prodotti o servizi dell’azienda (utility token). Inizialmente, le startup pubblicano un white paper in cui descrivono sia l’azienda che quello che intendono realizzare e su questa base il pubblico può aderire alla proposta effettuata decidendo di comprare un token. Per poter usufruire di questo metodo di finanziamento è necessario avere un business basato su blockchain e un supporto da parte di avvocati esperti in materia per evitare la violazione di normative che sono diverse da Paese a Paese e sono spesso lacunose. La Svizzera a questo riguardo risulta essere attualmente il Paese più avanzato. Inoltre, un dato da tenere presente è che fino ad oggi la stragrande maggioranza delle Token Sale di successo riguardano prodotti nell’ambito Fintech.

Conclusioni

Risulta evidente che per una startup è impossibile crescere senza dei capitali adeguati. A riguardo, un fattore sicuramente positivo da considerare è che oggi si possono reperire capitali a livello globale, anche se poi ovviamente anche la concorrenza è globale.
Inoltre, gli incubatori, acceleratori, micro-Venture Capitalist, Corporate Venture Capitalist, il crowdfunding e tutte le opzioni descritte sino a qui, possono sicuramente aiutare in modo concreto a far crescere progressivamente una startup. Dopo aver approfondito tutte le possibilità, la startup può orientare la propria scelta verso la via più consona alle proprie caratteristiche, considerando anche la sua disponibilità a cedere partecipazione all’interno dell’azienda.