Bitcoin-crypto mining e ecosostenibilità

Introduzione

Su Bitcoin e sulla sua ecosostenibilità negli anni si è diffuso il pregiudizio per cui abbia un impatto ambientale eccessivo legato al massiccio utilizzo di energia richiesto dalle operazioni di mining. Ad accrescere i dubbi sulla sostenibilità di Bitcoin ci ha pensato Elon Musk, CEO di Tesla. Era il 24 marzo 2021 quando aveva dichiarato ufficialmente che Tesla avrebbe dato la possibilità di acquistare auto con pagamento in Bitcoin senza che la criptovaluta fosse poi nemmeno convertita. Martedì 12 maggio 2021, invece, Musk annuncia con un tweet la sospensione degli acquisti di Tesla con pagamento in Bitcoin fino a quando non sarà risolto il problema legato al suo presunto negativo impatto sull’ambiente. Il riferimento è al consumo di energia e alle emissioni di biossido di carbonio necessarie alle operazioni blockchain di Bitcoin che potrebbero avere conseguenze negative sul nostro pianeta. A causa di questo tweet, Bitcoin ha immediatamente subito pesanti conseguenze registrando un vertiginoso calo di quotazione. 

Vale forse la pena ricordare che qualunque attività umana che faccia uso di tecnologia necessita di energia. Dagli smartphone che tutti possediamo, ai videogiochi, ai sistemi utilizzati nel mondo finanziario tradizionale, a internet e i relativi servizi cloud, non escluse le auto elettriche. L’energia serve sia per produrre i dispositivi su cui le attività si basano, sia durante il loro uso.

Come Bitcoin consuma energia

Il motivo per cui Bitcoin consuma energia risiede essenzialmente nella Proof of Work (PoW), ovvero il meccanismo di consenso fondamentale per il funzionamento della criptovaluta. Esso consiste in un gara tra diversi operatori, detti miner, ognuno dei quali si pone come obiettivo quello di completare per primo la corretta compilazione di un nuovo blocco da aggiungere alla blockchain. Il blocco, per essere completo ed accettato dalla rete, dovrà contenere transazioni dimostrabilmente valide e dovrà presentare delle caratteristiche specifiche. Affinché queste caratteristiche fondamentali siano in linea con il protocollo è necessario dunque procedere per numerosi tentativi fino a trovare il valore che completa correttamente il blocco. Questo meccanismo richiede quindi di provare più volte gli stessi calcoli con la variazione di pochi parametri fino ad ottenere il risultato corretto. Il miner che per primo completa il blocco e lo sottopone alla rete viene ricompensato con nuovi bitcoin a cui si aggiungono le piccole commissioni pagate per ogni transazione verificata ed elaborata. Ovviamente, il numero così elevato di tentativi che devono essere fatti è  costoso in termini di energia necessaria per alimentare i computer che eseguono i calcoli. 

Blockchain “green

Bitcoin è dunque sicuramente un’industria che si basa sul consumo di energia, ma non vi è alcuna prova che sia consumatrice di fonti di energia fossile, anzi, vi sono evidenze del contrario. Secondo il Cambrigde Center for Alternative Finance il consumo annualizzato di energia di Bitcoin è di circa 150 terawattora, ovvero lo 0,6% della produzione globale e lo 0,69% del consumo complessivo. Ma se il consumo è obiettivamente massiccio ed è relativamente facile da stimare, è molto più complicato capire effettivamente la tipologia di consumo, ovvero se si tratta di energia basata su fonti che generano emissioni di biossido di carbonio o, al contrario, di energia da fonti rinnovabili. A questo proposito è stato dimostrato che è in aumento proprio la quota di elettricità che si origina da fonti rinnovabili come hydro, solare ed eolico.  

Come detto, il consumo energetico di Bitcoin è dovuto all’algoritmo di consenso Proof-Of-Work. Molte altre criptovalute usano algoritmi di consenso diversi e a più basso consumo energetico, come per esempio Proof-of-Stake.

Bitcoin e le rinnovabili 

Dato che devono dotarsi di energia a basso costo per le numerose computazioni da effettuare, i miner cercano fornitori con cui chiudere accordi vantaggiosi. La maggior parte delle volte essi sono produttori di energia da fonti rinnovabili. Bitcoin di fatto sfrutta energia che verrebbe altrimenti sprecata o non sfruttata: le fonti rinnovabili consentono meno controllo sulla produzione di energia, possono infatti esserci momenti in cui la natura eroga molta più energia di quanta è richiesta dal mercato.Il mining di Bitcoin è estremamente competitivo e incentiva quindi la costante ricerca dell’energia al più basso costo possibile, tanto che ben il 73% dei miner fa uso di un mix di energia composto quasi al 40% da energie da fonti rinnovabili ad impatto zero. Alcuni miner, soprattutto in Europa e Stati Uniti, hanno stretto degli accordi con centrali idroelettriche, solari ed eoliche per cui installano i loro apparati direttamente presso le centrali e producono bitcoin direttamente sul posto (come ad esempio Alps Blockchain in Italia)  e spesso è proprio grazie a loro che riescono a rimanere aperti siti produttivi di energia verde che, a causa degli insufficienti incentivi statali, avrebbero finito per chiudere.  

I progetti green della Blockchain

La strada verso una blockchain green sembra sempre più avviata. Vi sono intanto già numerose alternative di criptovaluta ecosostenibile e progetti che si basano sull’utilizzo di fonti di energia rinnovabile

Solarcoin, ad esempio, è una cryptovaluta la cui distribuzione consente di ricevere incentivi per generare elettricità solare. Il mining di Solarcoin avviene solo ed esclusivamente tramite produzione di energia solare: crea 1 token per ogni megawatt/ora generato con energia solare, ripagando così gli impianti.

Bitgreen è una crypto che permette di realizzare guadagni agendo su acquisti che mitigano l’impatto ambientale negativo e favoriscono un’economia sostenibile

Green Energy Token che è nata con l’idea di sostenere lo sviluppo della tecnologia dell’energia verde, partecipando come investitori in società di energia verde nuove ed esistenti. Il mining di Green Energy Token offre una soluzione di elaborazione blockchain ecologica e ad alte prestazioni.  

Tra i migliori progetti blockchain c’è  Clean Water coin che è stato creato per aiutare i Paesi che non hanno accesso all’acqua potabile, in particolare modo l’ Africa. Si tratta di un wallet multi valuta per le cryptovalute, in cui un decimo di ciascuna transazione eseguita viene destinato alla fondazione benefica CharityWater.org .

Mission Blue è invece nato per poter condurre ricerche e studi sull’ecosistema della barriera corallina dei mari. I dati raccolti vengono memorizzati sulla blockchain rendendo così possibile salvare luoghi magici e incontaminati. Grazie all’aiuto di donazioni e investimenti in cryptovalute, si contribuisce all’attivazione di programmi destinati alla protezione e salvaguardia di aree chiave per poter preservare gli oceani del mondo.

Infine, nella compagnia spagnola Iberdrola è partito un progetto basato sull’utilizzo della blockchain per garantire, in tempo reale, ai clienti che l’energia fornita e consumata sia al 100% rinnovabile. Utilizzando questa tecnologia, sono stati collegati gli impianti in cui viene prodotta l’elettricità a specifici punti di consumo, permettendo di risalire alla fonte dell’energia. Questo processo garantisce la trasparenza e in definitiva incentiva l’uso di energia rinnovabile. Inoltre, permette di accelerare e automatizzare i processi di certificazione delle energie rinnovabili, poiché c’è un maggior grado di tracciabilità e la blockchain rende la fornitura di energia verde più efficiente, flessibile e trasparente. Per realizzare questa iniziativa, sono stati supportati dalla Energy Web Foundation una piattaforma blockchain scalabile e open-source appositamente progettata per soddisfare le esigenze normative, operative e di mercato del settore energetico. 

Conclusioni

Pur essendo vero che il mining di Bitcoin consuma molta energia, è anche vero che una grande parte di questa energia è prodotta con fonti alternative e il suo utilizzo da parte dei miner consente di evitare che parte di questa  energia vada persa perchè prodotta in momenti in cui il mercato non la richiede. Inoltre, Bitcoin di fatto, è una concreta opportunità per aumentare la quota di energia rinnovabile nelle nostre reti elettriche. Oggi il mondo Bitcoin e più in generale delle criptovalute è sempre più all’insegna della sostenibilità ambientale e mira alla transizione green con il Crypto Climate Accord ispirato al Paris Climate Agreement che ha come obiettivo quello di riuscire ad utilizzare unicamente fonti di energia rinnovabili per il mining delle criptovalute entro il 2025. I vantaggi che la blockchain può apportare in termini di sosteniblità sono così consistenti che si stanno trovando soluzioni intelligenti per renderla più ecologica possibile.