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Finance Technology Tokenization

Cos’è DeFi: vantaggi e casi d’uso

Il valore economico presente nelle piattaforme DeFi è arrivato ad essere quasi il triplo dall’inizio dell’anno, raggiungendo i 42 miliardi di dollari, mentre attualmente è sui 37 miliardi a seguito del ridimensionamento del mercato degli scorsi giorni. BrightNode aveva già parlato di questo tema sin dal 2019 e poi anche qualche mese fa.

L’indice DeFi Pulse, che replica dieci dei più grandi token per capitalizzazione di mercato, è aumentato di oltre il 260% da inizio anno.

Recentemente il gestore di fondi crypto Bitwise ha lanciato un fondo DeFi, che tiene traccia del valore ponderato di un paniere di token. Dagli USA potrebbero arrivare altri trust quotati: nelle ultime settimane, Grayscale Investments, il più grande gestore di fondi del settore, ha presentato istanza di autorizzazione ai trust di investimento basati su token per servizi DeFi, tra i quali Yearn Finance, Aave e Chainlink.

L’arrivo di investitori istituzionali nell’ecosistema DeFi, sotto forma di investimento o capitale di rischio, aumenterà la liquidità e la legittimità del settore. Il sostegno istituzionale sarà fondamentale per guidare l’ecosistema attraverso i passaggi normativi e il graduale adattamento delle attuali infrastrutture di mercato.

Le sfide che le applicazioni DeFi pongono sono relative anche all’impossibilità di arginare gli eventi sfavorevoli di mercato. Come nel caso recente in cui le piattaforme di prestito DeFi hanno liquidato circa 25 milioni di dollari di attività poiché il prezzo di Ethereum è crollato rapidamente del 15%. Si è trattato dell’importo più alto liquidato negli ultimi 3 mesi.

Cos’è la Decentralized Finance? (DeFi)

La DeFi è un ecosistema di applicazioni finanziarie decentralizzate sviluppate al di sopra di un’infrastruttura blockchain. Un insieme di applicazioni collegate ed in grado di essere messe in relazione, che offrono nuovi modelli di creazione e distribuzione del valore nelle comunità di utenti.

La DeFi consente servizi finanziari con alcune caratteristiche fondamentali: essere trasparenti nelle transazioni, aperti a tutti senza la necessità di dover richiedere il permesso ad un soggetto gestore, open source per quanto concerne il codice software su cui sono basati. Gli utenti mantengono il controllo dei propri asset, interagendo nell’ecosistema attraverso applicazioni decentralizzate (dApp).

Principali vantaggi della DeFi

Il vantaggio principale della DeFi è il facile accesso ai servizi finanziari, in particolare per tutte quelle persone che sono escluse dall’attuale sistema finanziario. Visto che il sistema finanziario tradizionale si basa sulla generazione di profitti da parte dei suoi intermediari, i suoi servizi sono generalmente economicamente non facilmente accessibili per la popolazione a basso reddito. La DeFi promette di ridurre i costi significativamente, e anche gli individui con un reddito basso potranno quindi beneficiare di una più ampia gamma di servizi finanziari. 

Se la finanza tradizionale si basa sugli intermediari, le applicazioni DeFi ne fanno a meno. Il codice software di ogni applicazione DeFi specifica le sue regole di esecuzione, senza che gli utenti debbano delegare il controllo dei loro fondi. Questo riduce i costi associati all’intermediazione e potenzialmente consente lo sviluppo di un sistema finanziario senza frizioni. Questa promessa deve ancora concretizzarsi, visto che attualmente la blockchain più utilizzata per la DeFi, Ethereum, è sovraccarica di richieste ed i suoi costi non sono ancora accessibili alla massa.

Altro vantaggio è il framework modulare, ovvero le applicazioni DeFi sono interoperabili e creano potenzialmente nuovi mercati, prodotti e servizi finanziari. 

I dati finanziari sono registrati su una specifica blockchain (Ethereum, Cardano, Polkadot, Algorand, etc.) e diffusi nel network di nodi, rendendo ardua la censura o la potenziale sospensione del servizio. 

Principali casi d’uso del DeFi

Prestiti

I servizi di prestito rappresentano una delle applicazioni più popolari all’interno dell’ecosistema DeFi. La concessione e assunzione di prestiti presenta molti vantaggi rispetto al sistema di credito tradizionale. Questi includono il regolamento istantaneo della transazione, la possibilità di collateralizzare asset digitali, e nessun controllo della capacità di credito. 

Poiché i servizi di prestito sono sviluppati su blockchain pubbliche, la fiducia richiesta è basata sul funzionamento matematico della blockchain sottostante. Le piattaforme di prestito DeFi riducono il rischio della controparte, rendono la concessione e l’assunzione potenzialmente più economiche, veloci ed accessibili.

Exchange decentralizzati

Le applicazioni DeFi con i maggiori volumi sono gli exchange decentralizzati (DEX). Queste piattaforme permettono agli utenti di fare trading in asset digitali senza bisogno che un intermediario, in questo caso la società che rappresenta l’exchange, gestisca i fondi per loro conto. Gli exchange decentralizzati arriveranno ad avere commissioni di trading più basse rispetto alle loro controparti centralizzate, anche se attualmente questo non è vero per Ethereum, almeno fino a quando non avrà risolto i suoi problemi di scalabilità.

Servizi bancari

Questi possono includere l’emissione di stablecoin e le assicurazioni tokenizzate. In particolare le stablecoin decentralizzate possono essere utilizzate per l’uso quotidiano come denaro digitale non emesso o controllato da un’autorità centrale. 

Le assicurazioni basate su blockchain potrebbero eliminare la necessità di intermediari e consentire la distribuzione del rischio tra molti partecipanti. Questo potrebbe portare in futuro a premi assicurativi ridotti con la stessa qualità del servizio. 

Le sfide per la DeFi 

  • Scalabilità: la tecnologia blockchain è più lenta dei servizi tecnologici centralizzati, fattore che si riflette anche sulle applicazioni costruite sopra di essa. Gli sviluppatori di applicazioni DeFi devono tenere conto di queste limitazioni e ottimizzare i propri prodotti in modo conseguente.
  • Rischi di bug ed errori degli utenti: Queste applicazioni sono ancora in una fase iniziale di maturazione, per cui non sono esenti da bug e potenziali exploit ostili. Prova ne sono i fondi prelevati in modo scorretto o persi per errore di programmazione. Inoltre le applicazioni DeFi trasferiscono la responsabilità di gestione dagli intermediari all’utente. Questo può rappresentare per molti un aspetto critico. Progettare servizi che riducono al minimo il rischio di errore da parte dell’utente è una sfida complessa perché i servizi vengono implementati su blockchain immutabili.
  • Esperienza utente: Attualmente, l’utilizzo di applicazioni DeFi richiede un impegno di apprendimento da parte dell’utente. Affinché le applicazioni DeFi diventino un elemento centrale del sistema finanziario globale, dovranno semplificare le loro interfacce e renderle user friendly anche per un’utenza non tecnologicamente avanzata, allo stesso modo di quanto accaduto con le applicazioni consumer che oggi tutti utilizziamo nei nostri smartphone.

Ethereum

Ethereum è attualmente la blockchain in cui vengono sviluppate il maggior numero di dapp DeFi. Questo perché Ethereum ha un vantaggio dovuto alla sua componibilità, ovvero il fatto che i diversi prodotti DeFi possono essere agganciato l’uno all’altro per costruire una struttura più complessa. 

Gli sviluppatori in servizi DeFi possono sfruttare qualsiasi combinazione di open finance senza bisogno di autorizzazione, visto che si tratta di codice open source.

La vera trasformazione avviene nei modi in cui coloro che sono coinvolti nel processo guadagnano valore. La maggior parte delle applicazioni e dei protocolli sono di proprietà delle loro rispettive comunità, alcuni addirittura avviati da gruppi anonimi. Se il mondo tradizionale della formazione del capitale prevede un aumento del valore per investitori e dipendenti, con la DeFi gli stessi utenti dei progetti creano il valore. Gli utenti costituiscono delle community attorno ad uno specifico token DeFi, di cui sono proprietari e usano tale proprietà per votare sul futuro del token.

Prospettive

Gli investitori e gli operatori del mercato stanno iniziando a rendersi conto di quanto sia profonda questa nuova infrastruttura di finanza decentralizzata. Molti esperti ritengono che una volta che la lente attraverso cui il mercato guarda la DeFi diventerà più raffinata, l’adozione e investimento crescerà esponenzialmente, come sta già avvenendo con le principali criptovalute. Con il maturare dei servizi e delle applicazioni, e con migliori pratiche su come valutare il rischio, la DeFi ha un futuro promettente all’orizzonte.

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Finance Token, STO, IEO, ICO Tokenization

La tokenizzazione degli asset può rivoluzionare i mercati finanziari

Introduzione

Un uso sempre maggiore della tokenizzazione degli asset nei mercati finanziari avrà in futuro numerose implicazioni: può incidere sulla liquidità, influenzare il trading, il prezzo degli asset, il clearing e il settlement.

Del tema della tokenizzazione degli asset e del suo impatto sui mercati tratta la pubblicazione OECD (2020), The Tokenisation of Assets and Potential Implications for Financial Markets. Blockchain Policy Series.


Quando si guarda all’effetto della tokenizzazione sui mercati, si deve differenziare tra le seguenti due situazioni:
– la tokenizzazione di titoli che esistono anche off-chain, per esempio, titoli scambiati off-chain che vengono tokenizzati e trasferiti parzialmente o completamente on-chain;
– l’emissione di titoli in forma di token direttamente on-chain, nativi quindi della blockchain, quindi senza che vengano emessi titoli in forma convenzionale.

Le implicazioni nel trading

Le DLT consentono transazioni in cui la fiducia è distribuita tra i nodi che partecipano alla rete, senza la necessità di un’autorità centrale o di un intermediario per convalidare la relazione tra due parti che effettuano la transazione. Le transazioni vengono convalidate e confermate dai partecipanti alla rete decentralizzata in cambio di una certa commissione di transazione. Su questa base, ci si aspetta che con un sempre più massiccio uso della tokenizzazione, il modello di market-making venga rivoluzionato con conseguenze per la struttura del mercato e per la funzione dei market-maker.

La disintermediazione e l’impatto sulla funzione di market-making

I market-maker forniscono il prezzo dei titoli agli investitori che vogliono comprare o vendere. Il ruolo dei market-maker solitamente è determinante nei mercati con una base di investitori limitata e con la necessità di fornire liquidità, in particolare in contesti di crisi di mercato, quando i market-maker risolvono gli ordini in assenza di un vero equilibrio tra domanda e offerta. Al contrario, l’incontro tra acquirenti e venditori in un mercato decentralizzato per i titoli tokenizzati è automatico e non richiede alcuna intermediazione da parte di terzi. In questo contesto, l’aumento di efficienza sta proprio nell’eliminazione dell’intermediario.
Tuttavia, capita che gli operatori di tokenizzazione degli asset offrano servizi di market-making ai clienti anche nei mercati basati su blockchain, ad esempio, nei casi in cui la rete di tokenizzazione basata su DLT in uso non abbia sufficiente liquidità. Oppure nei casi in cui il fornitore della piattaforma abbia incentivi economici che incoraggiano comunque il mantenimento del modello di broker in un ambiente tokenizzato: i broker possono comunque risultare ancora utili in ambienti decentralizzati per l’esecuzione di ordini di grandi dimensioni.
Un allontanamento da un modello di market-making potrebbe avere un impatto sul buon funzionamento di alcuni mercati e sulla ridistribuzione dei rischi tra di essi. Questo perchè la resilienza dei mercati potrebbe essere influenzata negativamente da potenziali effetti sistemici, dovuti a situazioni di vendite massicce che potrebbero verificarsi in assenza di market-maker che tengono i beni negoziati nei loro bilanci agendo come “ammortizzatori” e quindi mitigando la volatilità che si presenta.
Questo rischio sarà più alto per titoli nativi on-chain, mentre per i titoli off-chain, l’effetto potrebbe essere ridotto dalla presenza di mercati tradizionali paralleli.
La presenza di intermediari nei mercati degli asset tokenizzati basati su blockchain può causare il fatto che i guadagni di efficienza dei sistemi DLT decentralizzati potrebbero non essere realizzati al massimo delle loro potenzialità. A fronte di ciò, la questione di quale sia il livello di disintermediazione e decentralizzazione effettivamente auspicabile risulta ancora una questione aperta.

Implicazioni e benefici a livello di liquidità

In uno scenario di diffusione crescente della tokenizzazione degli asset, il numero e la diversità degli asset che verrebbero scambiati nei mercati potrebbe aumentare considerevolmente e di conseguenza aumenterebbe la liquidità. Già adesso i fornitori di piattatforme consentono la tokenizzazione di qualunque asset sulla stessa infrastruttura.
La tokenizzazione di beni, come i titoli di piccole e medie imprese (PMI) o fondi di Private Equity/Venture Capital (PE/VC), può fornire ampia liquidità a classi di beni quasi illiquide. Allo stesso modo, la tokenizzazione di beni con liquidità limitata, come i collocamenti privati di titoli non quotati; la partecipazione al capitale di società a responsabilità limitata e le obbligazioni di piccole dimensioni sembra offrire una garanzia di miglioramento di liquidità anche per queste classi di beni. Alcuni esperti del settore stimano che la tokenizzazione potrebbe “sbloccare trilioni di euro attualmente in attività illiquide, aumentando notevolmente i volumi di scambio”(Deloitte, 2019).
Il trading sul mercato secondario per tali asset, una volta tokenizzati, sarebbe vitale per la liquidità di classi di beni come quelle sopra menzionate, causando ad esempio una maggiore disponibilità di fondi per investimenti per le PMI. In ogni caso, va sottolineato che questa evoluzione avrà luogo solo se il miglioramento di efficienza porterà benefici economici tali da rendere vantaggioso il cambiamento e generando quindi un aumento di domanda tale da consentire ai mercati tokenizzati di acquisire una profondità sufficiente da permettere ai benefici sopra descritti di concretizzarsi.

Implicazioni a livello di prezzo

La negoziazione in un ambiente tokenizzato beneficerebbe senza dubbio della maggiore trasparenza fornita dalle reti basate su DLT. Un importante vantaggio di una maggiore trasparenza è la riduzione delle asimmetrie informative, e questo, a sua volta, ha il potenziale di migliorare il meccanismo di scoperta del prezzo, fornendo agli investitori incentivi ad aumentare la loro partecipazione e a portare ulteriore liquidità nel mercato, ciò migliorerebbe anche le condizioni di concorrenza sul mercato. Il punto fondamentale per l’applicazione delle DLT nei mercati finanziari è legato ai costi e all’efficienza operativa forniti dalla tecnologia e dalla disintermediazione: tali efficienze possono ridurre i costi di negoziazione, costi per gli investitori che partecipano ai mercati tokenizzati, a condizione che i risparmi ottenuti siano trasferiti agli investitori. Questo potrebbe, a sua volta, promuovere la partecipazione al mercato e aumentare il volume degli scambi nei mercati tokenizzati con benefici più ampi per i mercati pubblici. La connessione tra i mercati on-chain e off-chain per gli asset tokenizzati può avere ulteriori implicazioni sui prezzi.

L’interoperabilità dei mercati

Il trading di asset tokenizzati in un mondo decentralizzato avviene 24/7. In assenza di connessioni tra le varie reti e i mercati on-chain e off-chain, il trading di asset tokenizzati rischia di diventare frammentato con importanti conseguenze operative fra cui la necessità di arbitraggio.
D’altra parte l’integrazione tra on-chain e off-chain darebbe vita ad un sistema di listing duale simile a quello che si verifica quando un titolo è quotato su più mercati.
La necessità di arbitraggio può potenzialmente verificarsi anche nei beni nativi tokenizzati, quando questi sono scambiati in diverse borse con interconnessione limitata o nulla. Questo può portare a incoerenze nel modo in cui gli asset sono valutati, se ci sono discrepanze nei prezzi nelle diverse piattaforme.
La frammentazione dei mercati può anche comportare la separazione del prezzo del token dal prezzo dell’asset sottostante nei mercati convenzionali. Questo potrebbe accadere come risultato di una frammentazione delle sedi di negoziazione in cui il token viene scambiato, o dei tipi di investitori che partecipano ai rispettivi mercati. In uno scenario in cui la tokenizzazione è prevalente, anche se tali dissociazioni di prezzo si verificano per brevi periodi, potrebbero plausibilmente avere un impatto sulla stabilità di alcuni mercati.
La questione dell’interoperabilità non si limita alla connessione tra il mondo on-chain e off-chain o tra diverse blockchain; un ulteriore livello di integrazione sarebbe richiesto in relazione ai collegamenti tra le infrastrutture legacy dei partecipanti al mercato finanziario e le infrastrutture basate su blockchain. I partecipanti al mercato avrebbero bisogno di costruire sistemi basati sulla DLT come utility su cui può avvenire la tokenizzazione degli asset.
Data la complessità delle reti interne ed esterne delle infrastrutture legacy del mercato finanziario e la moltitudine di attori, processi e interessi coinvolti anche per un semplice trade, tale integrazione e interoperabilità può rivelarsi una sfida con possibili ripercussioni sul buon funzionamento di parti dei mercati.

Conclusioni

Per quanto i vantaggi della tecnologia DLT possano sembrare inizialmente astratti, diventano più tangibili nel contesto dei mercati dei capitali. Lo sviluppo di tale tecnologia nell’universo finanziario offre numerosi benefici: un incremento della disintermediazione e quindi un minor numero di intermediari e il conseguente aumento della velocità di esecuzione e riduzione dei costi, Inoltre, qualsiasi opportunità d’investimento può contare su un’esposizione di mercato globale: di fatto, chiunque disponga del semplice accesso a Internet potrà cogliere pressoché tutte le opportunità d’investimento e anche quelle attualmente riservate a un élite, potranno divenire alla portata di tutti.

Infine, la tecnologia DLT è potenzialmente in grado di ridurre sensibilmente la manipolazione del mercato; ogni operazione risulta registrata in modo trasparente, in tempo reale e condivisa, immutabile, verificabile e sempre accessibile a tutte le parti interessate. Secondo le previsioni, nei prossimi anni la tokenizzazione degli asset diventerà il metodo privilegiato per generare valore e i Paesi che scelgono questa nuova possibilità e democratizzano i mercati dei capitali otterranno un vantaggio strategico nei confronti degli altri Stati.

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Token, STO, IEO, ICO

Cos’è la tokenizzazione degli asset e perché è importante?

Introduzione

La diffusione della applicazioni della blockchain e della Distributed Ledger Technology (DLT) e il loro uso nei mercati finanziari consentono di facilitare lo scambio di beni senza la necessità di un’autorità centrale o di un intermediario.
L’emissione di token è l’applicazione più nota delle DLT, notorietà che derivava dai token emessi nelle Initial Coin Offering (ICO), iniziative finalizzate al finanziamento di un progetto o di una startup.
L’uso di token basati su DLT sta però crescendo anche in altri ambiti, e la tokenizzazione degli asset o la emissione di Security Tokens (STO) sono diventate uno dei casi d’uso più importanti delle DLT nei mercati finanziari. Tali beni includono titoli, ma anche materie prime e altri beni non finanziari, ad esempio, beni immobili.

Del tema della tokenizzazione degli asset tratta la pubblicazione OECD (2020), The Tokenisation of Assets and Potential Implications for Financial Markets. Blockchain Policy Series.

La tokenizzazione

La tokenizzazione di un asset è la creazione di token digitali sulla blockchain che rappresentano quell’asset. Il potenziale della tokenizzazione degli asset è teoricamente illimitato, poiché qualsiasi asset reale potrebbe essere tokenizzato e memorizzato sulla blockchain. La tokenizzazione dei beni reali coinvolge però molto di più del semplice tracciamento dei dati sulle DLT e l’esecuzione di una transazione sulle DLT potrebbe avere effetti legali nel mondo reale, come il trasferimento della proprietà.
La tokenizzazione degli asset ha potenziali implicazioni trasversali per le pratiche e i partecipanti del mercato finanziario, le infrastrutture di mercato e le autorità di regolamentazione.
Un maggiore uso della tokenizzazione degli asset potrebbe avere potenziali benefici diffusi in termini di efficienza dei costi, di velocità, di maggiore trasparenza e partecipazione più inclusiva degli investitori retail ai mercati. Anche se l’uso della tokenizzazione è ancora limitato, il suo potenziale è significativo.

Tokenizzazione di beni reali che esistono off-chain

La tokenizzazione di asset fisici è il processo di rappresentazione digitale di un bene reale esistente su una DLT.
Quindi, la tokenizzazione dei beni comporta la rappresentazione sulla DLT di beni reali preesistenti, collegando o incorporando il valore economico in token digitali creati sulla blockchain.
I token emessi esistono su un ledger e portano con loro i diritti degli asset che rappresentano, agendo come riserva di valore. I beni per i quali i token sono emessi continuano ad esistere nel mondo reale e, nel caso di beni fisici, questi hanno tipicamente necessità di essere messi in custodia per garantire che i token siano costantemente collateralizzati da tali beni. La custodia dei beni ha quindi un ruolo sempre più importante nelle transazioni di tokenizzazione.
La comunicazione tra gli ambienti “off-chain” (infrastrutture tradizionali del mercato finanziario) e “on-chain” sarà cruciale per gli asset che continuano ad esistere fuori dalla blockchain.
In teoria, qualsiasi asset può essere tokenizzato ed i diritti su tale asset possono essere rappresentati su una DLT.
I beni reali per i quali esistono già progetti pilota, sono beni immobiliari, commodity come l’oro, oppure beni di lusso, opere d’arte o i collectibles. Anche i beni immateriali, come la proprietà intellettuale, potrebbero essere tokenizzati, creando nuovi tipi di beni e mercati digitali innovativi.

Tokenizzazione di asset nativi della blockchain

Ci sono distinzioni importanti tra gli asset tokenizzati che esistono fuori da una DLT e i tokens che sono nativi della blockchain. I token nativi sono nati direttamente sulla blockchain e vivono esclusivamente su di essa. I token di pagamento sono esempi di token nativi.
I token emessi nelle ICO sono un altro esempio di token nativi: generati all’interno della blockchain, non sono sostenuti da un titolo fuori dalla blockchain o da altri beni. Questo ha importanti implicazioni per la struttura del mercato e la governance.

Sfide della tokenizzazione

L’adozione della tokenizzazione degli asset su larga scala sta affrontando una serie di sfide legate alla tecnologia sottostante: dalla scalabilità all’interoperabilità, all’esposizione al rischio informatico, ma ai costi aziendali legati alla migrazione verso un ambiente basato su DLT.
Ci sono questioni di governance legate alla difficoltà di identificare un unico proprietario o nodo responsabile dell’intera rete.
Inoltre, uno status normativo e legale potenzialmente poco chiaro per alcuni asset tokenizzati deve essere affrontato attraverso la chiarezza e l’interpretazione delle leggi e dei regolamenti esistenti da parte delle autorità di regolamentazione e supervisione finanziaria.
Vi sono poi domande sulla protezione dei dati e sulla privacy, ma anche sull’archiviazione dei dati e sulla regolamentazione applicabile all’uso, alla condivisione e alla conservazione dei dati. Questo è particolarmente pertinente nelle giurisdizioni con regimi di privacy come il GDPR in Europa, che richiedono processi di gestione del consenso molto rigidi, efficaci sistemi di gestione dei diritti sui dati.

Lo status giuridico della blockchain, dei token, degli smart contract, deve ancora essere definito in molte giurisdizioni, mentre paesi come la Svizzera, il Liechtenstein, la Germania, hanno recentemente provveduto ad attuare un quadro giuridico chiaro e favorevole, aprendo il mercato alle aziende e promuovendo la crescita della nuova industria blockchain.

I benefici della tokenizzazione: la disintermediazione

L’applicazione delle DLT nella tokenizzazione degli asset può offrire una serie di vantaggi legati alla disintermediazione:
– guadagno di efficienza mediante il trasferimento di valore senza la necessità di intermediari centralizzati di fiducia e/o attraverso l’efficiente automazione dei processi, con il risultato di transazioni più veloci e potenzialmente meno costose.
– l’uso di smart contracts può ridurre il costo di emissione e amministrazione dei titoli, riducendo ulteriormente il costo delle transazioni, aumentando la velocità di esecuzione e semplificando le transazioni.
– gli smart contract possono facilitare attività societarie (ad esempio il pagamento di cedole o dividendi, il voto) e la gestione delle garanzie (ad esempio lo scambio di interessi di proprietà).
– l’automazione introdotta nell’emissione, distribuzione, gestione dei titoli può ridurre i costi per tutta la vita dei titoli, a beneficio sia degli emittenti che degli investitori.
– la natura distribuita della rete senza un singolo punto di fallimento, l’immutabilità della blockchain e l’applicazione della crittografia possono aumentare la resilienza e la sicurezza dell’infrastruttura.

Una maggiore trasparenza

Oltre ai guadagni di efficienza dovuti al potenziale di disintermediazione della DLT, la tokenizzazione degli asset può portare benefici come la maggiore trasparenza per quanto riguarda i dati transazionali, le informazioni sull’emittente e le caratteristiche dell’asset, attraverso una migliore registrazione e condivisione delle informazioni.
I mercati finanziari possono beneficiare dell’integrità dei dati, dell’immutabilità e della sicurezza così come della verificabilità automatica che è presente in molti sistemi basati su blockchain.
Una maggiore trasparenza può essere raggiunta anche in termini di compliance e interazioni con i regolatori: poiché le restrizioni normative programmate negli smart contract sono automaticamente applicate, il regolatore può essere automaticamente notificato quando le restrizioni sono modificate o disattivate. I regolatori possono anche avere informazioni quasi in tempo reale su specifici eventi on-chain di loro interesse.
La qualità dei dati che vengono immessi nella blockchain è fondamentale per la robustezza della registrazione e della condivisione delle informazioni.

Velocità e partecipazione più ampia

I vantaggi di un uso più ampio della tokenizzazione dei beni possono essere anche a beneficio degli investitori che avrebbero quindi la possibilità di detenere la proprietà frazionata di un bene. Gli investitori, in particolare quelli retail, possono ottenere l’accesso a tipi di prodotti che sarebbero stati altrimenti al di là delle loro capacità, e possono partecipare ai mercati dei capitali con investimenti bassi o con portafogli di dimensioni inferiori.
Un beneficio indiretto della tokenizzazione degli asset per i partecipanti al mercato è legato al clearing e al settlement potenzialmente più veloci dovuti al trasferimento quasi immediato della proprietà sulla blockchain e dalla continua riconciliazione della blockchain che viene aggiornata ad ogni transazione.

Conclusione

L’applicazione di casi d’uso abilitati dalla DLT è significativa quando riscontra:
– una solida logica di business per l’applicazione delle DLT – per esempio, l’uso delle DLT risolve un reale problema di business? Ci sono carenze nella fiducia o nella sicurezza, c’è abbastanza spazio per
disintermediazione, ci sono guadagni di efficienza misurabili da sfruttare? Come si confronta il caso d’uso basato sulla DLT con quello tradizionale?
– una valutazione di fattibilità tecnica che dimostri che l’applicazione delle DLT fornisca vantaggi significativi rispetto alla tecnologia attualmente in uso, e anche che le principali sfide tecniche siano superate;
– una motivazione economica per la transizione alle DLT, cioè una giustificazione economica provata e misurabile per l’applicazione delle DLT (per esempio, efficienze misurabili e riduzioni dei costi da paragonare all’investimento richiesto per la transizione a un ambiente blockchain).

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Finance Investment

Criptovalute come opportunità di investimento

Introduzione

Nei primi anni di vita, le criptovalute erano guardate con sospetto da una parte dell’opinione pubblica, essendo considerate come uno strumento finanziario potenzialmente per attività illegali in un contesto soggetto a frodi.
Recentemente lo scenario è nettamente cambiato: le criptovalute, e il bitcoin in particolare, fanno parte dei prodotti di investimento offerti anche dalle banche e da altre organizzazioni finanziarie, e una percentuale significativa dei portafogli di investimento detenuti dagli investitori include oggi anche le criptovalute.
Questo potrebbe essere già sufficiente per considerare bitcoin e le criptovalute come un interessante strumento di investimento.

Tuttavia, potremmo voler guardare la questione da un punto di vista più tecnico per capire se le valutazioni attuali lo rendono ancora un potenziale buon investimento o meno.
Esistono infatti alcuni metodi che sono stati sviluppati nell’ultimo decennio per valutare correttamente le criptovalute.

Il mercato totale indirizzabile (Total addressable market).

Un approccio comune consiste nel confrontare la capitalizzazione attuale con il mercato totale indirizzabile. Al 30 gennaio 2021, il valore di un bitcoin era di 27’704,80 euro e l’offerta di circa 18,6 milioni di unità. Questo per una capitalizzazione di circa 515 miliardi di euro.

Bitcoin è sempre più considerato un deposito di valore e, a causa della sua natura, compete con l’oro come deposito di valore non sovrano. Al prezzo attuale dell’oro, 1’512 euro per oncia, lo stock totale di oro ammonta a 9,6 trilioni di euro.
Se il bitcoin catturasse il 10% del mercato dell’oro, ogni bitcoin varrebbe circa 46’000 euro, dato che il numero massimo di bitcoin che sarà mai disponibile è di 21 milioni.
Attualmente il bitcoin cattura circa il 5% del valore totale dell’oro.
Tuttavia, se consideriamo che il bitcoin attrae investimenti da tutto il mercato della store of value, questo espanderebbe il mercato totale indirizzabile a decine di trilioni di euro.

La equation of exchange

Un ulteriore metodo per la valutazione delle criptovalute è stato proposto da Burniske e Tatar e si basa sull’equazione

MV = PQ

Dove:
M = Capitalizzazione di mercato della criptovaluta
V = Velocità: Frequenza media con cui viene spesa un’unità della criptovaluta
P = Il prezzo medio delle transazioni eseguite nel periodo studiato
Q = Numero di transazioni eseguite nel periodo studiato

Questo metodo presuppone che il valore di una valuta sia basato sulla dimensione del mercato e sulla velocità con cui si muove nel mercato.
Mentre gli altri valori possono essere stimati con relativa facilità, la velocità è difficile da stimare poiché, anche per il dollaro USA, è cambiata molto nel tempo. Pertanto, piccoli cambiamenti nella stima della velocità possono portare a cambiamenti molto grandi nelle valutazioni proposte.

Il valore della criptovaluta come rete

Questo approccio valuta le criptovalute utilizzando la “legge di Metcalfe”, una teoria molto usata nella tecnologia e nella platform economy che afferma che il valore di una rete è proporzionale al quadrato del numero di partecipanti.
Ken Alabi ha dimostrato nel 2017 che questo metodo permette di stimare il valore di una criptovaluta in modo piuttosto preciso. Il presupposto è che gli utenti attivi giornalieri sono un indicatore dell’interesse per l’adozione di una criptovaluta e quindi del suo valore.
Tuttavia, mentre nei social network la legge di Metcalfe si applica così com’è, in una rete finanziaria non vengono considerati alcuni aspetti importanti, per esempio, il fatto che non tutti gli utenti hanno lo stesso valore. Ha comunque senso considerare il numero di utenti come un indicatore dell’interesse per la criptovaluta e la sua tendenza futura.

Costo di produzione

Questo metodo definisce la valutazione delle criptovalute in base al costo di produzione. Questo approccio è stato proposto nel 2015 e perfezionato in ulteriori ricerche negli anni successivi.
La tesi in questione considera le criptovalute come una merce che ha un costo di produzione che ne influenza il valore.
I costi da considerare per la produzione delle criptovalute sono l’hardware e il costo dell’energia per far funzionare l’infrastruttura, compresi i costi di raffreddamento. Quindi il valore del bitcoin può essere stimato confrontando i costi di mining con il valore di ciò che viene prodotto dal calcolo.
Tuttavia, questo approccio non può spiegare l’alta volatilità che è stata osservata lungo la storia del bitcoin ed è anche piuttosto fragile in quanto la difficoltà del mining cambia nel tempo, a causa del fatto che l’algoritmo di mining viene adattato ogni 2 settimane.
Inoltre, ogni criptovaluta ha un diverso meccanismo di consenso che implica diversi costi computazionali, per esempio nei sistemi proof of stake non ci sono costi computazionali o sono molto bassi e quindi il costo di produzione risulta più basso che nei sistemi proof of work.

Modello Stock-to-Flow

Il modello Stock-to-Flow è stato pubblicato per la prima volta nel 2019 nel documento “Modeling Bitcoin Value with Scarcity”. L’idea alla base del modello è che il valore del bitcoin è correlato alla sua scarsità e la scarsità può essere misurata utilizzando lo Stock-to-Flow, cioè il rapporto tra il valore esistente di bitcoin e la quantità di nuovi bitcoin prodotti ogni anno.
In effetti, il prezzo del bitcoin è stato storicamente strettamente correlato alla crescente scarsità mostrata dal modello stock-to-flow.
Essendo il rapporto stock-to-flow del bitcoin programmaticamente crescente nel tempo, questo modello predice un prezzo perpetuamente crescente per la criptovaluta.

Conclusioni

Dei 5 approcci di valutazione descritti, nessuno sembra modellare correttamente una criptovaluta, dunque ulteriori ricerche dovranno essere effettuate per trovare un modello migliore.
Le criptovalute sono più simili alle materie prime o alle valute, ma i modelli di valutazione di queste ultime non sono facilmente applicabili alle criptovalute. Inoltre, i cryptoasset sono ancora all’inizio del loro sviluppo e stiamo ancora scoprendone alcune caratteristiche.
Se guardiamo al valore del bitcoin da quando è stato scambiato per la prima volta, vediamo che ha mostrato due caratteristiche fondamentali: alti rendimenti e alta volatilità.
Come mostrano i dati, il bitcoin è aumentato di valore in 9 degli 11 anni solari da quando ha avuto prezzi negoziati e ha registrato rendimenti a tre cifre o superiori in 6 di quegli anni. Questi alti rendimenti rendono il bitcoin l’investimento con il miglior rendimento dell’ultimo decennio e probabilmente l’opportunità di investimento con il miglior rendimento di tutti i tempi.

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Le informazioni del presente articolo non costituiscono sollecitazione al pubblico risparmio e non sono volte a promuovere alcuna forma di investimento o commercio, né a promuovere o collocare strumenti finanziari o servizi di investimento. I dati e le informazioni contenute nel Sito sono forniti con finalità esclusivamente illustrativa.

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Europa & Mercato Startups

La Svizzera è uno dei migliori paesi al mondo per i business crypto.

Svizzera sede preferita per le aziende crypto

Nel 2014 la Ethereum Foundation scelse la Svizzera come sede più adatta per le sue attività, dando il battesimo a quella che è divenuta famosa in tutto il mondo come la Crypto Valley. Da quel momento molte altre aziende hanno scelto la Svizzera come loro sede, fino al recente caso della Libra Association che ha sollevato l’interesse dei principali governi del mondo per il suo progetto di uno stablecoin globale, utilizzabile su Facebook.

Dall’ultimo censimento risulta che il numero totale di aziende nella sola Crypto Valley è di 919, mentre l’occupazione è aumentata a 4784 persone. Le prime 50 aziende impiegano 776 dipendenti nella sola Crypto Valley.

A settembre 2020 nel Canton Ticino è nata la Ticino Blockchain Technologies Association, aggregatore di iniziative in ambito blockchain, che vuole estendere l’ecosistema svizzero collegando le università e i centri di ricerca con le aziende private. 

Svizzera leader nella finanza mondiale.

Per quale ragione la Svizzera ha una tale concentrazione di aziende del settore? Ci sono ragioni legate sia alle scelte politiche della Federazione Svizzera, sia alla storia finanziaria di questo paese. 

Nel confronto internazionale la Svizzera è uno dei principali centri finanziari del mondo ed è tra i più competitivi. Quasi un quarto del patrimonio estero mondiale è gestito in Svizzera, questo comporta la presenza di un cospicuo numero di banche e assicurazioni. Il settore finanziario è una colonna portante dell’economia svizzera e costituisce circa il 10% del prodotto interno lordo.

La piazza finanziaria svizzera è innanzitutto un mercato per i capitali e gli investimenti patrimoniali. Con Zurigo, Ginevra, Basilea e Lugano essa ospita alcuni dei più significativi centri finanziari mondiali. I motivi di questo successo vanno ricercati nella legislazione svizzera, che è favorevole alle attività economiche. Grande rilievo hanno assunto in passato il segreto bancario e il basso livello di imposte. Inoltre, grazie alla neutralità della Svizzera, la sua piazza finanziaria ha rivestito un ruolo importante sul mercato internazionale durante le due Guerre mondiali. 

Quadro normativo svizzero agevola aziende crypto.

Uno dei problemi principali delle aziende che operano con le criptovalute è la piena conformità alle normative e leggi del paese in cui viene incorporata l’azienda e dei paesi in cui opera.

La Svizzera ha lavorato attivamente dal punto di vista normativo e regolatorio per affermarsi come hub crypto negli ultimi anni. La scelta politica è stata quella di voler essere competitivi in questa nuova tecnologia e creare le condizioni per avere aziende leadership nel mercato mondiale, come gli USA hanno fatto con il web.  La Svizzera vede la tecnologia blockchain come un’opportunità per attrarre le aziende crypto, fornendo loro regolamenti chiari, accessibili e ben strutturati.

Questo è stato fatto prima degli altri paesi, i quali per molto tempo hanno cercato di capire come il settore potesse essere regolamentato e se potesse o meno adattarsi ai quadri giuridici esistenti.

La Svizzera è stata in grado di redigere rapidamente nuove consultazioni riguardanti le imprese basate su blockchain. Queste linee guida delineano una serie di regole che ogni azienda crypto deve seguire rigorosamente. I regolamenti sono stati progettati per proteggere i consumatori stimolando il progresso economico del paese.

Ruolo della FINMA

La regolamentazione dei mercati finanziari svizzeri è basata sui principi ed è tecnologicamente neutra. Il trattamento riservato dall’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) alle criptovalute ed alle stable coins segue l’approccio esistente adottato per i token basati su blockchain: l’attenzione è rivolta alla funzione economica e allo scopo di un token, secondo il principio di prevalenza della sostanza sulla forma. Nel decidere sui progetti concreti, la FINMA segue il principio di stessi rischi, stesse regole e le caratteristiche specifiche di ciascun caso.

FINMA pubblicò sin dal febbraio 2018 le linee guida che definiscono come applicare la legislazione sui mercati finanziari nella gestione delle token sales (ICO). Le linee guida definiscono inoltre le informazioni necessarie alla FINMA per trattare tali richieste e i principi su cui baserà le sue risposte, creando chiarezza per gli operatori di mercato.

Nella valutazione delle ICO, la FINMA si è concentrata sulla funzione economica e sullo scopo dei token emessi dall’organizzatore dell’ICO. I fattori chiave sono lo scopo sottostante dei token e se sono già negoziabili o trasferibili.

FINMA ha pubblicato nel settembre del 2019 un supplemento alle sue linee guida ICO che delinea come tratta le stable coins ai sensi del diritto di vigilanza svizzero. La FINMA ha visto un aumento costante del numero di progetti relativi alle stable coins dal 2018. In questo contesto, la FINMA ha ricevuto una richiesta dall’Associazione Libra per la valutazione del suo progetto ai sensi del diritto di vigilanza svizzero. 

Blockchain Act

A differenza del Liechtenstein che ha creato una nuova legge ad hoc per la blockchain, la Svizzera non ha ritenuto necessario farlo, data la sua flessibilità normativa, modificando solo le leggi esistenti. Il Consiglio federale svizzero ha sottolineato che, poiché blockchain è ancora in via di sviluppo, un adattamento fondamentale del suo quadro giuridico potrebbe avere conseguenze impreviste.

Il 10 settembre 2020, il parlamento svizzero ha approvato una legge per aggiornare i regolamenti aziendali e finanziari esistenti per far posto alla tecnologia DLT. La legge entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno. Questo “Blockchain Act” mira ad accogliere le tecnologie decentralizzate mantenendo l’integrità e la reputazione della Svizzera come centro commerciale e finanziario. Il Blockchain Act è passato al Senato svizzero senza opposizione, dopo una prima consultazione avvenuta nel dicembre 2018.

Monetum

Caso concreto è quello di Monetum, un’attività di Fenice Holding SA, società svizzera esistente dal 2016. La Svizzera è stata scelta come giurisdizione per la sua massima attenzione all’industria Crypto e per il suo approccio lungimirante da una prospettiva normativa. In questo contesto, Monetum lavora per ottenere una valutazione normativa e di conformità del livello più approfondito, al fine di fornire la massima certezza agli utenti del suo Exchange e agli investitori nel token MOM. Attualmente Fenice Holding SA è in procinto di ottenere l’adesione a VQF. Fenice Holding SA opera in conformità alla AMLA.

BrightNode

BrightNode fornisce attraverso la consociata StudioPhi servizi di incorporazione in Svizzera, dal punto di vista bancario, amministrativo, sede legale, compliance al framework legale in ambito blockchain.

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Europa & Mercato Token, STO, IEO, ICO

Svizzera e Germania favoriscono le securities su blockchain

Introduzione

La nascita di Bitcoin e delle altre criptovalute ha avuto un impatto sul mondo finanziario molto più ampio di quello che a prima vista potrebbe sembrare. Infatti, la sottostante infrastruttura tecnologica, la Distributed Ledger Technology (DLT) e la Blockchain, sono poi servite da base su cui costruire molti altri servizi finanziari in modalità decentralizzata, dando origine alla Decentralised Finance (DeFi). Il cambio di paradigma che queste innovazioni sottendono ha da una parte causato la resistenza del sistema finanziario esistente, ma ha anche posto le autorità di fronte alla necessità di normare un settore con nuove caratteristiche. Su questo fronte, non tutti i Paesi si sono mossi con le stesse modalità e velocità, e si è quindi creata una situazione con normative eterogenee e talvolta lacunose. I paesi di riferimento come piazze finanziarie a livello mondiale sono quelli che più hanno approfondito la questione e hanno ad oggi un quadro normativo più chiaro e consistente.

Predisporre un quadro normativo dimostra l’accettazione del fenomeno come parte del sistema e su questo fronte, negli ultimi mesi, sia Svizzera che Germania hanno compiuto importanti passi.

La Germania

Il governo tedesco ha approvato nel dicembre 2020 una nuova legge che autorizza la memorizzazione delle transazioni riguardanti security su registri elettronici. Non viene più richiesto, come in precedenza, documentazione cartacea aggiuntiva, ovvero certificati per documentare le transazioni. La documentazione cartacea è ancora possibile ma, nella visione del ministro delle finanze tedesco, il futuro sarà solo elettronico.

La legge parla di registrazione elettronica lasciando aperta la strada a più soluzioni tecnologiche che potrebbero essere disponibili in futuro, tuttavia, è stato chiarito che il provvedimento si inserisce nella strategia blockchain del governo federale.

La BaFin

Sarà la Federal Financial Supervisory Authority (BaFin) a monitorare il rilascio delle security elettroniche e la gestione dei ledger digitali. L’approccio tedesco è chiaro, e al contempo anche cauto, infatti la legge varata vale per le obbligazioni ma non ancora per le azioni.

L’approvazione della normativa si inserisce in un percorso iniziato nel 2019 in cui il ministero delle finanze raccomandò di procedere a riconoscere e regolare le security basate su blockchain. Alle autorità era chiaro che doveva essere creato un quadro normativo orientato agli investimenti e alla crescita. Nel settore finanziario la tecnologia blockchain è andata da tempo ben oltre il caso d’uso prominente del Bitcoin. Le blockchain, le criptomonete e i token sono stati posti sotto la supervisione della BaFin con una prima misura di regolamentazione ad inizio 2020, in concomitanza con il recepimento della 5a direttiva UE sul riciclaggio di denaro.

La crypto custody

Il legislatore tedesco ha però colto l’occasione per intraprendere un percorso speciale all’interno dell’UE e introdurre la cosiddetta attività di crypto custody come servizio finanziario anch’esso sotto la supervisione di BaFin. Le aziende di crypto custody sono società che detengono, proteggono o gestiscono beni crittografici. I beni crittografici, secondo la legge bancaria tedesca sono “rappresentazioni digitali di un valore che non è stato emesso o garantito da una banca centrale o da un ente pubblico e che non ha lo status legale di una valuta […] ma […] è accettato come mezzo di scambio o di pagamento o serve a scopi di investimento sulla base di un accordo o di una pratica effettiva e che può essere trasmesso, memorizzato e scambiato per via elettronica”.

Una regolamentazione all’insegna della sicurezza

La regolamentazione dell’intero ambiente di DLT, token e valute criptate è importante per ottenere la fiducia dei fornitori di servizi e degli investitori, consentendogli di operare in un contesto con certezza giuridica. Per questo, la strategia blockchain del governo tedesco è stata accolta con favore. Gli investitori potranno contare su un elevato standard di protezione e investire in futuro in modo più sicuro in attività crypto. Tuttavia, la posizione speciale tedesca è piuttosto controversa: mentre in molti Stati membri dell’UE le attività in ambito di crypto non necessitano ancora di un permesso, i fornitori di servizi finanziari in Germania devono ora affrontare un ostacolo che non trovano in altri paesi. Questo può anche portare a complicazioni: ad esempio, se un fornitore straniero volesse operare in Germania, avrebbe necessariamente bisogno di un’autorizzazione da parte di BaFin. Il percorso intrapreso dal governo tedesco è oggetto di osservazione da parte di altri Paesi UE e potrà fungere da modello una volta verificato il suo buon funzionamento.

La Svizzera

La Svizzera, Paese che ha nella finanza un ruolo leader, fin da subito ha prestato grande attenzione agli sviluppi nell’ambito Fintech, e in particolare nell’industria crypto, cercando di proporsi come Paese all’avanguardia anche in questo settore emergente.

Negli ultimi anni in Svizzera sono nate oltre 900 nuove imprese nell’ambito Blockchain e DLT e numerose organizzazioni finanziarie tradizionali hanno cominciato a offrire servizi nell’ambito crypto e a sperimentare nuove iniziative basate sulle nuove tecnologie, fra queste anche UBS e Credit Suisse. Le numerose iniziative a livello privato si sono combinate con un’attenzione politica che in più fasi ha visto le autorità dedicarsi a questo tema, proponendo norme atte a migliorare ulteriormente le condizioni quadro affinché la Svizzera possa sfruttare le opportunità offerte da queste tecnologie. Al contempo il governo ha attribuito grande importanza al fatto di continuare a garantire l’integrità e la reputazione della piazza finanziaria ed economica svizzera anche in questo settore.

La necessità di un intervento legislativo

Nel dicembre 2018 il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto sul quadro giuridico relativo all’uso della blockchain e della DLT nel settore finanziario. Il rapporto indicava in particolare i casi in cui il Consiglio federale riteneva necessario un intervento legislativo. Nel marzo 2019 poi il Consiglio federale ha avanzato una proposta di normativa che ha riscosso pareri favorevoli. L’approccio svizzero è stato quello di evitare leggi specifiche relative a Blockchain, dato che il settore è in continua evoluzione, ma piuttosto di procedere con interventi in singoli settori del diritto in cui risultavano necessari adeguamenti mirati per aumentare la certezza del diritto, eliminare gli ostacoli per le applicazioni basate su DLT o blockchain e limitare i nuovi rischi. Nel settembre 2020 il Parlamento Svizzero ha quindi adottato la legge sull’adeguamento della normativa federale all’evoluzione della Distributed Ledger Technology.

La legislazione elvetica

Questa legge generale ha richiesto l’adeguamento di diverse leggi federali in modo da poter proporre un quadro normativo consistente e solido. Obiettivo è che la Svizzera possa continuare a svilupparsi come Paese leader e innovativo nel settore della tecnologia blockchain e della DLT e tutelare gli investitori e i fornitori di servizi. Nella legge si fa distinzione fra payment token o criptovalute e security token che hanno la stessa posizione giuridica dei titoli tradizionali. Per quanto riguarda la legge sui titoli, la modifica principale è stata quella di ammettere l’esistenza di registri elettronici a prova di manomissione. Anche le leggi sul fallimento sono state  modificate per fare spazio ai beni crypto, così come le leggi sull’insolvenza, in particolare, per i custodi di beni digitali che cessano l’attività. A livello di mercato finanziario, i regolamenti saranno adattati per creare una nuova categoria di licenze per i sistemi di trading DLT, fornendo un’autorizzazione più flessibile. In seguito, l’11 dicembre 2020, il Consiglio Federale ha approvato la norma che rende possibile l’introduzione di security elettroniche basate su un ledger. Il processo di consultazione con Cantoni, partiti politici e altre parti interessate durerà fino al 2 febbraio 2021. L’entrata in vigore delle modifiche alle leggi e ai regolamenti è prevista per il 1 ° agosto 2021.

Nuova licenza Exchange sui Security Tokens (DLT Trading Facilities)

Questo nuovo tipo di licenza è stato definito come una sede gestita professionalmente per la negoziazione multilaterale e non discrezionale di digital securities. Obiettivo è offrire servizi di negoziazione, compensazione, regolamento e custodia con attività basate su DLT, non solo a società finanziarie regolamentate, ma anche a clienti privati.

L’Exchange si concentra sulla negoziazione di DLT securities. Le securities DLT includono i titoli basati su blockchain (Security Token) introdotti dal DLT Act e i loro equivalenti esteri. Oltre ai titoli DLT, negli Exchange di trading DLT possono essere utilizzati anche altri asset digitali, come i token di pagamento e i token di utilità.

Contattaci per maggiori informazioni su questo nuovo tipo di Licenza.

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Cos’è Bitcoin? Una spiegazione semplice

Introduzione

Per capire cos’è Bitcoin con una spiegazione semplice, è necessario risalire alle sue origini e ai motivi che hanno spinto il suo inventore a concepire questo sistema. Il 31 Ottobre 2008 Satoshi Nakamoto, pseudonimo utilizzato dall’inventore di Bitcoin, la cui reale identità è ignota (non si sa neppure se si tratti di una singola persona o di un gruppo di persone), annuncia il protocollo Bitcoin su una mailing list di crittografia. Pubblica il paper « Bitcoin: A Peer-to-Peer electronic cash system » e successivamente il software che implementa quanto descritto nell’articolo.
È importante collocare la nascita di Bitcoin nel tempo: Il 2008 è l’anno della crisi economica scatenata dai mutui subprime, crisi che ha fatto sentire i suoi effetti anche negli anni seguenti e che, oltre a causare il fallimento di diverse banche, ha anche intaccato la fiducia verso le organizzazioni del settore finanziario.

Bitcoin nasce quindi come sistema pensato per superare i fallimenti del sistema finanziario precedente e, a suo modo, democraticizzare il trasferimento del valore, in particolare nel sistema monetario. Con Bitcoin viene meno la necessità di un intermediario (es. la banca) e le operazioni si svolgono quindi direttamente tra le parti, in un sistema peer-to-peer pensato per poter fare a meno della fiducia nella controparte, grazie all’uso della matematica. Bitcoin non necessita di banche centrali, normalmente emettitrici e garanti delle valute tradizionali, le cosiddette valute fiat.
Bitcoin è quindi stato concepito, se non per sostituire, quantomeno per offrire un network economico alternativo che abbia il potenziale per creare un sistema finanziario migliore per la società.
Bitcoin ha incontrato nel suo percorso molte difficoltà di accettazione, in parte indotte dalla reazione del sistema finanziario tradizionale e in parte dovute ad accuse e pregiudizi di un utilizzo per fini illeciti, di cui è stato ammantato per lungo tempo. A distanza di anni oggi la situazione è radicalmente cambiata. Il 2020 in particolare ha visto la consacrazione di Bitcoin da parte degli investitori istituzionali che hanno iniziato ad inserirlo nei loro portafogli di investimento, come oro digitale ed asset oramai sdoganato dallo scetticismo precedente. Nell’ambito consumer, il caso più importante tra i tanti è stato quello di Paypal, il noto sistema di pagamento online, che ha annunciato di integrare Bitcoin dal 2020 per i clienti USA e dal 2021 per gli altri paesi.

Come funziona Bitcoin ?

Bitcoin è un sistema basato su una rete costituita da un numero elevato di dispositivi (nodi) sparsi per il mondo e collegati alla rete Internet. Su ognuno dei nodi opera l’apposito software Bitcoin. Quest’ultimo mantiene in un registro su ogni nodo una copia delle transazioni avvenute nell’intera rete. Il registro in questione è la cosiddetta blockchain. La rete di computer Bitcoin è pubblica, ovvero chiunque può aggiungere un proprio dispositivo alla rete e partecipare quindi al funzionamento della criptovaluta. D’altra parte un qualunque nodo può essere spento o tolto dalla rete senza che vi sia un impatto sul suo funzionamento. Ciò è possibile perchè all’interno della rete non è presente alcun computer centrale che governa il sistema, tutti i nodi sono di pari livello e svolgono le stesse funzioni, si tratta quindi di un sistema decentralizzato.

Il modo di registrare le transazioni è basato su crittografia e algoritmi tali per cui un certo blocco di transazioni, una volta validate e memorizzate nella blockchain, diventa in pratica non modificabile: chi volesse fare delle modifiche dovrebbe violare la maggioranza dei nodi della rete stessa, dato che esiste una copia delle transazioni su ogni nodo della rete.

Chi « stampa » i bitcoin ?

Non essendoci un’autorità centrale, è il sistema stesso a produrre nuova moneta. Ciò è regolato da uno specifico algoritmo che porta alla produzione di un quantitativo progressivamente sempre più basso di nuovi bitcoin: la quantità che viene prodotta si dimezza circa ogni 4 anni fino al 2140, anno in cui la nuova emissione terminerà. La creazione dei nuovi bitcoin avviene attraverso il processo di mining che vede coinvolti un numero di operatori specializzati in una competizione atta a risolvere un problema matematico interno al meccanismo di validazione delle transazioni. Il vincitore riceve come ricompensa i nuovi bitcoin.

Chi volesse acquistare dei bitcoin e poi usarli per i pagamenti come dovrebbe procedere ?

Sulla rete Internet si trovano molti operatori, i cosiddetti Exchange, che consentono di cambiare valuta fiat in Bitcoin.
I pagamenti effettuati sulla rete Bitcoin danno origine a transazioni che spendono i bitcoin e aggiornano il saldo delle due parti coinvolte. In realtà non avviene materialmente alcun trasferimento, vengono solo aggiornati nel registro (blockchain) i saldi dei coin in giacenza nei conti coinvolti.

Per consentire di accedere in modo sicuro al conto c’è un sistema crittografico basato sull’uso di chiavi pubbliche e chiavi private.
Chi possiede la chiave privata di un conto ne è di fatto il titolare, potendo accedervi e fare operazioni.

Sulla rete Bitcoin non ci sono quindi informazioni personali né su colui che paga, né su chi riceve il pagamento, solo informazioni pseudonime.

La sicurezza

Dato che le credenziali per accedere al proprio conto consistono nella chiave pubblica e privata, dimenticare quest’ultima o renderla nota a terzi o farsela sottrarre fraudolentemente, sarebbe fatale. Secondo recenti statistiche la quantità di bitcoin presenti su conti ormai inaccessibili per smarrimento della chiave privata è di circa 4 milioni che, al cambio attuale di circa 20’000 dollari, risulta essere una cifra intorno a 80 miliardi di dollari.

I wallet, sia software che hardware, consentono di memorizzare in modo semplice tali chiavi private e suggeriscono sempre buone pratiche di backup per conservare in modo sicuro i propri coin.

Conclusione

Bitcoin porta con sè nuove opportunità, è stata la prima delle criptovalute seguita poi da molte altre, anche se nessuna è riuscita ad eguagliare il suo valore e la sua solidità. Questo processo è ormai in corso e lo si osserva dal crescente numero di iniziative intraprese in ambito istituzionale pubblico e privato, e dal progressivo aumento degli investimenti in Bitcoin. Stiamo assistendo ad un momento storico di transizione, dove Bitcoin sta diventando un asset fondamentale di riserva e accrescimento del valore.

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Technology

Cos’ è la blockchain ? Una spiegazione semplice

Introduzione

La blockchain ha iniziato a destare interesse all’inizio del decennio scorso a seguito dell’avvento delle criptovalute. Da allora i media parlano spesso di blockchain e si è arrivati a descriverla come una tecnologia in grado di avere un impatto simile a quello che ha avuto Internet. La blockchain è stata utilizzata per la prima volta con Bitcoin nel 2009, la criptovaluta inventata da Satoshi Nakamoto nel 2008.

Il termine blockchain è spesso utilizzato insieme a un altro termine: la Distributed Ledger Technology (DLT). Blockchain è una sottocategoria della più ampia famiglia DLT. Si tratta di sistemi trustless per il trasferimento del valore, organizzati in maniera decentralizzata. Se ne parla spesso in riferimento alla loro applicazione nel campo delle criptovalute, o più in generale nel settore Fintech ma, negli ultimi anni anche ad altre aree di utilizzo come quelle dell’industria della moda e del lusso, dell’arte, dell’alimentare, ecc.

In cosa consiste questa tecnologia e che ruolo ha all’interno dei sistemi che concorre a realizzare ?

Caratteristiche della blockchain

La blockchain può essere immaginata come un enorme foglio di calcolo, all’interno del quale vengono memorizzate in maniera sequenziale e cronologica le transazioni che avvengono nel sistema. In sostanza, rappresenta l’equivalente di un libro mastro, un registro in cui viene registrato tutto ciò che accade nel network di una specifica blockchain.
Le transazioni di cui si parla rappresentano il trasferimento di valore, una moneta nel caso delle criptovalute, da un conto ad un altro. Guardando nel registro si possono riscontrare tutti i movimenti e dedurne la situazione attuale.
La blockchain ha una serie di particolarità che la rendono diversa da un normale registro utilizzato in altre applicazioni tradizionali. Una di queste è che il registro viene memorizzato a blocchi tra loro concatenati, da qui il nome ‘block-chain’. Ciascun blocco contiene un insieme di transazioni ed è collegato a quello precedente attraverso un numero che il sistema calcola mediante un algoritmo applicato al contenuto del blocco che lo precede.

Blockchain: una catena di blocchi

Se modificassimo anche solo minimamente un blocco, l’algoritmo darebbe un risultato diverso e la catena si spezzerebbe, quindi, volendo verificare l’integrita della blockchain partendo dal blocco più vecchio, si scoprirebbe che arrivati al blocco seguente a quello modificato, il numero memorizzato in quel blocco sarebbe diverso da quello prodotto dall’algoritmo applicato al blocco precedente e emergerebbe che i dati sono stati modificati.
Si potrebbe erroneamente pensare che per rendere la struttura nuovamente integra, dopo aver modificato un dato, basti riscrivere nel blocco successivo il nuovo numero prodotto dall’algoritmo, ma così facendo, si andrebbe a cambiare il contenuto del blocco successivo modificando quindi anche per esso il risultato dell’algoritmo e spezzando il collegamento con il blocco ad esso successivo. In pratica, si finirebbe con il dover aggiornare l’intera catena a partire dal blocco che si è modificato fino al più recente, operazione estremamente costosa sia in termini di calcoli da eseguire, che di tempo. Da questo fatto deriva un’altra proprietà della blockchain : l’immutabilità dei dati memorizzati. Questa immutabilità vale per le blockchain più importanti, come Bitcoin ed Ethereum, mentre per altre minori esiste un costo, che in alcune condizioni può risultare economicamente vantaggioso, per attaccarle e riuscire a falsificare la loro blockchain.

Blockchain e Distributed Ledger Technology

La blockchain è solo una delle componenti del sistema. L’altra componente fondamentale è il consenso a stabilire se una transazione sia avvenuta oppure no. Esso è in grado di operare in un ambiente decentralizzato che può fare uso di un numero elevato di device (nodi) in rete, ognuno dei quali si occupa della gestione della propria copia della blockchain. Chi volesse quindi tentare di modificare i dati già memorizzati nella blockchain, dovrebbe farlo in contemporanea sulla maggioranza di tutti i computer, cosa tecnicamente quasi impossibile. Se, per ipotesi, riuscisse a farlo su un nodo, quest’ultimo non sarebbe più allineato agli altri e quindi verrebbe escluso dalla rete.

Il sistema blockchain in un mondo senza informatica

Per rendere il sistema più facilmente comprensibile possiamo cercare di immaginare come si potrebbe realizzare una soluzione analoga in un mondo in cui l’informatica non esiste.

Innanzitutto si dovrebbe disporre di una rete di notai sparsi per il mondo, ciascuno con il proprio libro mastro. Poi, ogni notaio dovrebbe inviare via posta agli altri notai della rete tutte le operazioni richieste dai propri clienti. In questo modo, tutti conoscerebbero le operazioni fatte dai clienti di tutti i notai della rete, le potrebbero riportare nei propri libri mastri e quindi i rispettivi libri mastri conterrebbero gli stessi dati. Tuttavia, non sarebbero tutti uguali, perchè nel libro mastro di un notaio le operazioni sarebbero registrate in un ordine probabilmente diverso da quello di altri notai a causa dei tempi di comunicazione.

Il consenso

Quindi come fare a mantenere la stessa sequenza delle operazioni delle transazioni in tutti i libri mastri e fare in modo che siano a tutti gli effetti identici? Senza informatica sarebbe molto complicato, forse impossibile, ma nelle soluzioni tecnologiche invece un nuovo gruppo di transazioni, prima di essere aggiunto alla blockchain, deve essere per forza di cose validato. Nelle blockchain che utilizzano la prova di lavoro (PoW) ogni nodo procede alla validazione delle transazioni che sono le prossime da memorizzare, ma uno finirà sempre prima degli altri. Quello che finisce prima « vince » questa sfida e produce il prossimo blocco ufficiale della catena che verrà quindi inviato a tutti gli altri nodi, i quali lo aggiungeranno alla propria catena. In questo modo la catena dei blocchi proseguirà uguale su ogni nodo della rete. Le transazioni non incluse nel blocco vincente rientreranno in uno dei blocchi seguenti. Non c’è, quindi, un nodo specifico incaricato di validare le transazioni.

La disintermediazione

Questo modo di operare rende il sistema decentralizzato e fornisce la capacità di disintermediazione che è un’altra caratteristica della blockchain: non c’è un soggetto centrale che governa il sistema, anzi, nessuno dei nodi della rete è indispensabile al suo funzionamento. Un qualunque nodo può essere fermato in qualsiasi momento, così come un qualunque nodo può essere aggiunto alla rete, senza alterarne il funzionamento.

Conclusione

E’ molto difficile descrivere in modo semplice cosa sia una blockchain e quale sia il suo funzionamento. Perchè ne esistono di diverse tipologie, anche con caratteristiche molto diverse. Elementi fondamentali sono il protocollo tecnico, il sistema di consenso utilizzato, la governance, l’apertura e decentralizzazione del sistema, la sua reale autonomia da qualsiasi forma di controllo.

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Fashion & Luxury

Blockchain nell’industria della moda e del lusso

La blockchain, inizialmente utilizzata nell’ambito delle criptovalute, si è poi diffusa nel settore Fintech, ed oggi sta progressivamente assumendo un ruolo importante anche in altri settori, fra cui l’industria della moda e del lusso. Molte aziende stanno cominciando a sperimentare questo tipo di tecnologia le cui potenzialità sono in grado di far evolvere in modo considerevole il proprio brand: dal tracciamento della provenienza dei materiali usati per la realizzazione dei prodotti, alla dimostrazione della loro autenticità, fino alla garanzia della proprietà del bene in caso di vendita. Diversi brand di fama mondiale stanno iniziando ad utilizzarla in produzione per i loro prodotti.

I principali usi della blockchain nel settore della moda e del lusso

– Tracciabilità della provenienza dei materiali

La tecnologia blockchain permette di tracciare in maniera certa ed immutabile le transazioni che avvengono lungo la supply chain aziendale e garantisce, quindi, un alto livello di tracciabilità e sicurezza del prodotto lungo la filiera di approvvigionamento, produzione e distribuzione. Anche organismi internazionali spingono per il tracciamento della supply chain, come ad esempio, l’ONU e l’EU. Per le aziende del settore, l’utilizzo della blockchain garantisce una serie di vantaggi tra i quali la tracciabilità delle transazioni di compravendita e gli step di lavorazione, distribuzione e in alcuni casi geolocalizzazione del prodotto. In questo modo, viene tutelato anche il consumatore: monitorare passo per passo i prodotti nel loro percorso dalla materia prima alla fabbrica fino all’acquisto, risulta essere un fattore di forte garanzia per i clienti che sono sempre più interessati all’origine dei materiali di cui sono composti i capi di abbigliamento o i beni di lusso acquistati, per motivi sia etici che di sostenibilità ambientale.

– Prova di autenticità dei prodotti

La capacità di “track-and-trace”, garantita dalla blockchain, diventa un’arma importante nella lotta contro la contraffazione dei prodotti. La blockchain nel settore della moda e del lusso garantisce la certificazione incontrovertibile dell’autenticità dell’origine dei prodotti, favorendo così il contrasto alla contraffazione e al traffico di merce rubata. Inoltre, permette la totale trasparenza delle informazioni fino al momento della vendita: il cliente riceve un certificato di autenticità personalizzato con un sistema crittografico integrato. La tecnologia blockchain applicata in questo ambito, apre le porte allo sviluppo di una comunicazione diretta con i clienti e a una strategia di marketing più efficace che implica il miglioramento dello storytelling del marchio: oltre ad aumentare la consapevolezza del pubblico sugli effetti dannosi dell’acquisto di prodotti contraffatti, i marchi oggi devono quindi pensare in modo creativo alla costruzione dell’identità, dando la debita importanza agli aspetti di sostenibilità ambientale e sociale e mantenendo una costante vicinanza con il consumatore.

– Notarizzazione : certificazione di proprietà

Attraverso la blockchain è possibile associare in modo immutabile e permanente il cliente al prodotto acquistato, garantendone quindi la legittima proprietà e potendone tracciare anche eventuali altri passaggi di proprietà successivi. Questa possibilità è particolarmente interessante per i beni di lusso che hanno un significativo valore, dove per il proprietario è importante poterne dimostrare sia l’autenticità che la proprietà.

Esempi di implementazione in aziende del settore moda e lusso

La blockchain technology comincia ad essere esplorata anche nell’industria della moda e del lusso come efficace mezzo per garantire sicurezza e qualità e aumentare così la fiducia nel prodotto. Louis Vuitton e Dior sono stati i primi marchi a sperimentare la tecnologia blockchain e a poter verificare la tracciabilità e l’autenticità dei prodotti. La blockchain offre loro di sfruttare un grande potenziale, permettendo ai clienti di avere accesso alle origini e alla storia del prodotto acquistato, fattore determinante per constrastare la contraffazione oggi sempre più amplificata anche dalla crescita dell’e-commerce. Allo stesso modo, anche il gruppo Kering, attraverso il suo brand di orologi di lusso Ulysse Nardin, ha lavorato allo sviluppo di un sistema di garanzia basato su blockchain da offrire ai clienti come dimostrazione di autenticità. Sulla scia dei grandi gruppi leader nel settore, anche altre grandi e piccole aziende hanno iniziato ad avvicinarsi alla blockchain: gli imprenditori francesi Guillaume Kuntz e Marc Ambrus hanno lanciato quest’anno Watch Certificate, un’iniziativa parallela al loro mercato online Tradeewatches. Il loro servizio consente ai clienti di sottoporre un orologio a un processo di controllo e di autenticazione dettagliato: viene fornita una scheda fisica con un codice QR collegato ad un certificato digitale assicurato nella blockchain. Anche il luxury fashion brand Alyx del designer Matthew William nel maggio 2019 ha iniziato ad avvalersi della blockchain per monitorare la produzione di vestiti dalla materia prima sino al prodotto finale, e permettere al cliente attraverso il QR code di comprendere nel dettaglio le origini dei propri acquisti e la loro genuina qualità, guadagnando così fiducia nel brand.

Conclusioni

La tecnologia blockchain offre grandi opportunità per l’industria della moda e del lusso attraverso sistemi che possono essere integrati in modo relativamente semplice, per poter consentire alle aziende del lusso di muovere velocemente i primi passi e prendere dimestichezza con i benefici sopra citati.

Le aziende di moda potranno trovare una via di innovazione signficativa utilizzando la blockchain: dialogare con i consumatori sempre più attenti a valori come quelli della tracciabilità e dell’autenticità, che devono essere raccontati in maniera trasparente, fornendo informazioni in modo dettagliato e semplice.

BrightNode e Alpenite stanno lavorando su soluzioni tecnologiche specificamente pensate per i brand della moda e del lusso, per ulteriori informazioni vi invitiamo a contattarci.

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Finanziamenti e raccolta capitali Startups

Le principali modalità di finanziamento delle startup

Al giorno d’oggi le possibili fonti di finanziamento per una startup si sono ampliate e diversificate: sono sorte nuove possibilità in gran parte rese possibili da internet e dal fatto che si opera in un mondo globalizzato.
Nel processo di crescita delle startup di solito attualmente si tende ad utilizzare un approccio a fasi in cui si cercano progressivamente nuovi finanziamenti. Nel periodo iniziale (seed) si attinge principalmente al proprio entourage, si chiedono grant e si cerca di entrare in incubatori ed acceleratori.
A questo proposito, utile risulta la consultazione del sito Crunchbase che elenca i 100 migliori acceleratori al mondo. Ma per le fasi successive, quali sono le possibili fonti di finanziamento per una startup? Per quanto riguarda la ricerca di capitali, i venture capitalist sono senza dubbio una fonte ancora importante, ma risultano rilevanti anche i corporate venture capitalist e il crowdfunding, un’altra efficace opzione da tenere in considerazione, così come il royalty-based financing e le nuove modalità di finanziamento basate su blockchain e cryptovalute.
In ogni caso, qualunque via si decida di seguire, va considerato che a finanziamento avvenuto si è ceduta di fatto una parte dell’azienda e/o dei suoi futuri utili oppure dei suoi prodotti o servizi futuri.

Finanziamenti da Venture Capital

I venture capitalist (VC) finanziano aziende che mostrano un elevato potenziale di crescita e i settori principali in cui investono sono biotech, semiconduttori e in generale tutto ciò che è «tech» e «digital media». I VC chiedono innanzitutto equity e posti nel CDA alle aziende che hanno selezionato e finanziato e, una volta concesso il capitale, si aspettano che la startup riesca a utilizzarlo in modo efficiente.
Va inoltre tenuto ben presente che ricevere un finanziamento da un VC comporta lo stabilirsi di un legame molto stretto il cui termine e le cui condizioni saranno decise dal VC, inoltre, la liquidazione del suo investimento avverrà solo nel momento della vendita dell’azienda o del suo IPO, quindi, questo genere di investimenti dura di solito tra i 5 e i 10 anni.

Nel corso degli anni anche aziende non finanziarie hanno cominciato ad investire (Corporate Venture Capital) direttamente in startup, finanziando aziende del proprio settore utilizzate per sperimentare tecnologie e business model da eventualmente comprare in seguito integrandole nella propria azienda. Per l’azienda finanziatrice questo è un ulteriore modo di fare ricerca e sviluppo, e serve anche per avere il controllo di tecnologie evitando che finiscano nelle mani della concorrenza. Esempi di alcune grandi aziende che praticano il corporate venture capital ed hanno unità interne dedicate a questa funzione sono Google, Intel, Salesforce, ecc.

Senza dubbio da visitare il sito Foundersuite, che ha un database di oltre 120’000 investitori e mette a disposizione una serie di strumenti per entrare in contatto con quelli che interessano e per gestire la relazione.

Venture financing via royalties

Il Royalty-Based Financing (RFB) consiste invece nell’acquisire finanziamenti in cambio della condivisione del fatturato con il finanziatore. I costi del finanziamento sono più bassi di quelli di un finanziamento equity, ma più alti rispetto a quelli di un prestito bancario. Questa modalità è stata molto utilizzata nell’ambito delle aziende del settore life science e dell’energia. Innanzitutto, si concorda con il finanziatore la percentuale del fatturato mensile da ritornargli, per quanto tempo e in che range sarà la cifra totale che sarà restituita. Cifre tipiche sono il 2-20 % del fatturato per 3-5 anni, con una cifra totale nel range tra 1.5 e 2 volte il capitale concesso.

Crowdfunding

Da alcuni anni il crowdfunding è diventato un ulteriore strumento importante per finanziare startup e progetti. In sintesi, si tratta di un metodo per raccogliere piccole somme da un ampio numero di persone utilizzando una delle centinaia di piattaforme internet apposite che fungono di fatto da intermediarie e trattengono una percentuale del finanziamento. In una campagna di crowdfunding si deve innanzitutto definire una deadline e la cifra che si intende raggiungere entro una determinata data. Per quanto riguarda i finanziatori, essi contribuiscono con piccole cifre e ottengono in cambio degli incentivi: sconti, disponibilità anticipata dei prodotti e equity.

Un effetto ulteriore di una campagna di crowdfunding è però che si ottiene anche il feedback degli utenti e notevole visibilità, questo strumento infatti può essere considerato anche uno strumento di marketing in quanto tende a trasformare i finanziatori in clienti e il finanziamento diventa in sostanza una sorta di pre-ordine per il prodotto che si realizzerà. Prima di considerare il crowdfunding come fonte di finanziamento quindi è importante essere ben consapevoli del fatto che se non si ha già un seguito significativo su internet e almeno un prototipo del prodotto, difficilmente si riuscirà ad essere accettati da una piattaforma.

Ci sono 5 modelli di fund-raising: a donazione, a ricompensa, a debito, a royalty, a equity.

Il modello a ricompensa prevede che il finanziatore riceva una ricompensa non finanziaria (accesso anticipato al prodotto, sconto, merchandise, ecc.).
Le piattaforme principali su cui si basa questo modello sono Kickstarter e Indiegogo: la prima richiede di avere un prototipo funzionante e se la campagna non raggiunge gli obiettivi viene annullata e i soldi restituiti. Il contributo medio di un finanziatore è di 70 dollari.
Nel crowdfunding a debito si riceve sostanzialmente un prestito che andrà restituito con degli interessi, tra il 3 e l’8%.
Nel crowdfunding a royalty si daranno ai finanziatori delle ricompense basate sul fatturato non appena si comincia a vendere.
In caso di crowdfunding a equity, invece, si cedono equity ai finanziatori. Questo modello è particolarmente indicato per le startup in fase avanzata e per questo genere di finanziamenti alcune piattaforme danno accesso solo a investitori accreditati. Di fatto, gli investitori accreditati sono venture capitalist che usano le piattaforme e sono anche quelli che hanno solitamente accesso alle opportunità migliori.

Crowdfunding basato su blockchain

Il crowdfunding basato su blockchain è un sistema di crowdfunding decentralizzato e internazionale e che, se ha successo, può procurare ingenti somme in tempi molto brevi. Il meccanismo utilizzato da questo sistema è quello delle Token Sale. Una Token Sale può essere proposta solo da startup che abbiano le loro radici nella tecnologia blockchain e attraverso essa le startup possono vendere al pubblico i loro token che non costituiscono una valuta intesa come mezzo di pagamento, ma una sorta di coupon che può essere convertito in prodotti o servizi dell’azienda (utility token). Inizialmente, le startup pubblicano un white paper in cui descrivono sia l’azienda che quello che intendono realizzare e su questa base il pubblico può aderire alla proposta effettuata decidendo di comprare un token. Per poter usufruire di questo metodo di finanziamento è necessario avere un business basato su blockchain e un supporto da parte di avvocati esperti in materia per evitare la violazione di normative che sono diverse da Paese a Paese e sono spesso lacunose. La Svizzera a questo riguardo risulta essere attualmente il Paese più avanzato. Inoltre, un dato da tenere presente è che fino ad oggi la stragrande maggioranza delle Token Sale di successo riguardano prodotti nell’ambito Fintech.

Conclusioni

Risulta evidente che per una startup è impossibile crescere senza dei capitali adeguati. A riguardo, un fattore sicuramente positivo da considerare è che oggi si possono reperire capitali a livello globale, anche se poi ovviamente anche la concorrenza è globale.
Inoltre, gli incubatori, acceleratori, micro-Venture Capitalist, Corporate Venture Capitalist, il crowdfunding e tutte le opzioni descritte sino a qui, possono sicuramente aiutare in modo concreto a far crescere progressivamente una startup. Dopo aver approfondito tutte le possibilità, la startup può orientare la propria scelta verso la via più consona alle proprie caratteristiche, considerando anche la sua disponibilità a cedere partecipazione all’interno dell’azienda.